Thursday, September 1, 2022

[ITA] Capitolo 24 : Caduta

Erano passate ormai due ore. Alessandro Serpi non aveva ancora proferito neanche una parola e Cesare non aveva idea di cosa fare per aiutarlo. Guardava il suo Master, che stava fermo, seduto per strada con lo sguardo fisso sul vuoto, e si sentiva impotente, incapace di fare qualcosa di concreto per lui.
Vergil era riuscito a fare la sua mossa. Alessandro, ora, non era più sicuro di poter sopravvivere e di poter proteggere Ina dalla Guerra del Sacro Graal. Il ragazzo sapeva che la sua Servant era una persona che amava parlare e, forse pensando che il dialogo gli avrebbe fatto da palliativo, aprì la bocca; la chiuse subito. Non aveva idea di che cosa dire. Per due ore non aveva fatto altro che accusarsi tacitamente di aver abbassato la guardia e di aver lasciato che Vergil lo separasse da Ina. Per due ore non aveva fatto altro che rimuginare sui suoi errori. Per due intere ore aveva raccolto rabbia, afflizione, paura e dolore, e desiderava farle esplodere... farle andare via, ma non ci riusciva. Non riusciva ad allontanarle. Più ci provava, più si rendeva conto di essere come imprigionato. Si sentiva come un uccello incapace di cantare. Un triste sorriso si disegnò sulle sue labbra, gli occhi si bagnarono e si rivolsero a Cesare.
«Pensavo...» La sua voce secca venne subito seguita dalla tosse.
«Non sei costretto a parlare» disse lei compassionevole.
Scosse la testa. «Tu cosa faresti...?» Tossì ancora. «Tu cosa faresti... al posto mio?»
«Beh...» Ci pensò su per qualche secondo. «Io credo che la forza di volontà di una persona possa essere messa alla prova solo dalle situazioni più opprimenti. Quando mi chiusi nella reggia di Alessandria assieme a Cleopatra e ai miei commilitoni, dovetti affrontare diverse difficoltà. La mia volontà venne messa a dura prova e riuscii a rispondere sia alle furbizie di Achilla che alle geniali strategie di Ganimede. Fu difficile? Sì, molto difficile.»
Alessandro non commentò.
«Ora che mi ci fai pensare, tutta la mia vita è stata così... Tuttavia non ci si può lamentare, giusto? La strada dei colossi non è mai in discesa!»
«Io non sono un colosso—»
«Lo sei, Commilitone. Lo sei sempre stato, ma non te ne sei mai reso conto. Pensaci. Pensa alla guerra precedente, pensa a quello che hai fatto e dimmi, guardandomi negli occhi, che chiunque, al tuo posto, avrebbe fatto le stesse cose. Io non credo. Nessuno ti ha obbligato a salvare il mondo, ma lo hai fatto comunque. Non riesci a comprendere? È proprio questo che ti rende un colosso!»
«Stai solo vaneggiando...»
«Tu credi? Pensa a Vergil. Pensa a quello che quell’uomo ha fatto solo per averti qui! In questo luogo! Avrebbe potuto ignorarti, giusto? Avrebbe potuto coinvolgere altre persone in questa guerra... e invece ha deciso di cercarti e di trascinarti in questo conflitto. Perché? La risposta è semplice, Commilitone: tu sei un colosso. Sei una persona importante, un Master che ha salvato il mondo e che ha reso possibile la sconfitta di Sheol! Come puoi essere cieco dinnanzi alle tue gesta?»
«Non è quello che ho chiesto!» esclamò con forza. «Non è quello che ho chiesto... Non l’ho mai desiderato...»
«Ebbene? Non puoi tornare indietro—»
«Credi che non lo sappia?» Si alzò da terra. «Credi che non lo sappia, Cesare? So perfettamente che non posso tornare indietro! Ma non ti rendi conto di quanto sia frustrante essere qui? Sono stanco! Hai ragione, ho combattuto tanto, ma posso sapere quando potrò smettere di combattere? Quand’è che potrò vivere la mia vita? Da quando è finita la guerra precedente, io non ho fatto altro che scappare da persone che volevano uccidermi! Hai idea di che cosa significhi? Hai idea di che cosa significhi vivere con la costante paura di morire per mano o di questo o di quell’altro assassino? Io non ce la faccio più!»
«Sì, so che cosa significa. La mia vita politica è iniziata così, Commilitone. Avevo appena vent’anni quando il dittatore Lucio Cornelio Silla decise che io dovevo sparire. Passai quasi un anno intero a nascondermi, a corrompere le persone che volevano uccidermi e a cercare la protezione di amici e amanti. Vuoi sapere la cosa buffa? Quel matto mi voleva morta solo perché io ero la nipote del suo defunto rivale. Quindi, Commilitone, so quello che hai provato e mi dispiace... ma questo è il momento di reagire.»
«E cosa dovrei fare...?»
«Combatti. Se il mondo ti spinge, tu devi spingere con più forza. Questo è il momento, Commilitone, di dimostrare a Vergil che tu non sei un debole e che vincerai questa sua ridicola guerra. Questo è il momento di brandire le armi e farsi valere, Alessandro! Smettila di piangerti addosso! Conserva quelle lacrime per quando avrai vinto! Tu sei un colosso ed io lo so! Ti ho visto affrontare di peggio, Commilitone... Ti ho visto affrontare di peggio e ti ho visto uscire vincitore. Non sminuire quei successi, trattali con il giusto rispetto! Alza la testa e reagisci!»
Alessandro non disse una parola. Si voltò verso l’arena che lo attendeva, poco più in avanti, e avanzò a testa bassa. Era cambiato. Le parole di Cesare gli avevano ricordato che lui non era sopravvissuto al conflitto di Londra per vivere una vita nella paura e nell’infelicità. Lui desiderava la libertà, bramava di poter vivere una vita pacifica e felice. Suo padre, sua madre, il Gran Maestro, Yukiko e ora Vergil... Tutti loro avevano provato o stavano ancora tentando di inchiodarlo ad un’esistenza tragica e questo, lui, non lo tollerava più. Era stanco di subire, di essere trattato come un debole e di essere spinto a destra e a sinistra. Era stanco di essere costretto a combattere delle guerre ed era soprattutto stanco di vedere morire degli innocenti.
Alessandro Serpi avanzò verso l’arena... verso il suo destino.

Lontano da Adocentyn, in Italia, il quartier generale della Congrega era in subbuglio. Giovani discepoli e membri anziani erano venuti a conoscenza di un terribile fatto. Il Gran Maestro, che era ancora all’oscuro di tutto, non aveva idea che quei disordini fossero stati causati da un’informazione trapelata da un insubordinato.
Il Gran Maestro aveva ordinato ad uno dei suoi di scoprire che cosa stesse succedendo. Dopo qualche minuto, la porta del suo ufficio si spalancò con forza.
«Gran Maestro!» urlò un uomo.
Giovanni Monteverdi X si voltò e vide corrergli appresso questo discepolo con la fronte che grondava di sudore.
«Che succede?» domandò inarcando le sopracciglia.
«Io... non lo so... non ne ho idea... è successo qualcosa...» disse balbettando. «Ho sentito delle voci... Delle voci su...»
«Ma di che parli?»
«La prigioniera è—»
Giovanni spinse il discepolo e si diresse immediatamente verso la prigione dove era tenuta Yukiko Kumahira. Il cuore palpitava come un pazzo. La testa venne offuscata da pensieri terribili e l’uomo accelerò il passo. Si fece strada fra i diversi membri della Congrega e tentò di calmarne alcuni con parole brusche, alcune volte anche minacce. Continuò a camminare, frettoloso, e, lungo la strada, incontrò Marco Lombardo, il quale aveva la sua medesima meta e anche due occhi intimoriti.
«Chi ha fatto trapelare l’informazione?» domandò Giovanni innervosito.
«Non ne ho idea, Gran Maestro—»
«Perché cazzo non sono stato il primo a saperlo?!» urlò furibondo. «Cosa diavolo sta succedendo?»
«Io non ne ho idea. Sono stato chiamato da Ponti, è stato lui a dirmi di raggiungerlo.»
Giovanni e Marco scesero nella prigione e incontrarono Davide Ponti. L’uomo se ne stava lontano dalla porta di ferro che lo separava dalla prigioniera; lo sguardo di lui era terrorizzato come quello di un infante e neanche la presenza dei suoi due colleghi poté calmarlo.
«Siete arrivati...» disse con una debole voce. «Ci sono dei problemi, qualcosa non va con la prigioniera...»
«Spostati» fece Giovanni mettendosi davanti alla porta della gabbia. «Fammi dare un’occhiata.»
Giovanni Monteverdi aprì la porta di ferro e, non appena varcò la soglia, impallidì nell’apprendere che Yukiko Kumahira era in piedi. Lo sguardo della ragazza era assente, aveva ancora quel simbolo sulla fronte, quindi significava che, di fatto, era ancora intrappolata in quell’illusione che era stata preparata dalla Congrega per torturarla.
«Perché è in piedi?» domandò Marco scioccato. «Dovrebbe essere in uno stato di coma...»
«Io non ne ho idea...» rispose Davide con un tono tremolante. «Ero qui per i soliti controlli e l’ho vista in piedi. Non so come abbia fatto, non so come sia possibile... io giuro che non ho fatto niente.»
«Qualcun altro ha accesso alla gabbia?»
«No, solo io.»
«Allora che è successo? Gran Maestro, cosa ne pensa? Forse è necessario—»
Giovanni interruppe entrambi. L’uomo si avvicinò lentamente a Yukiko e la osservò con la stessa attenzione di un medico; voleva essere sicuro che lei fosse ancora sotto l’effetto della magia. Yukiko non si era mossa di un solo passo, dondolava un po’, ma non camminava. Aveva la stessa espressione di un paziente lobotomizzato.
Eppure era in piedi.
Giovanni Monteverdi si allontanò di poco e si guardò attorno alla ricerca di possibili indizi. Fu allora che notò la presenza di graffi sulla parete; erano appena visibili, ma c’erano. Sembrava l’opera di una bestia.
«Cos’è questa roba?» indagò agitato. «Voi ne avete idea? Che cosa avete fatto? Che cosa hai fatto, Ponti?»
«Io? Niente! Lo giuro!» esclamò terrorizzato.
«Che cos’è questa roba, allora? Che cosa sono questi graffi sulla parete? Chi è stato?»
«Non lo so! Lo giuro! Io non ho visto niente—!»
«Chi ha fatto quei graffi sulla parete?» La sua voce si alzò. «Chi cazzo è entrato qui dentro?»
«Ness—»
«Stronzate!» urlò. «Qualcuno è entrato! Ne sono sicuro! Chi ha graffiato la parete? Che cosa è successo? Che cosa hai fatto?» Giovanni stava diventando sempre più aggressivo. «Ti rendi conto che questa ragazza è la persona più pericolosa del pianeta?! Se lei si sveglia, noi siamo morti!»
In quel momento intervenne Marco Lombardo con una debole voce: «Gran Maestro... dietro di voi...»
Giovanni vide la paura più profonda tingere lo sguardo del suo collega.
L’uomo si girò lentamente e vide in alto, in un angolo buio della stanza, queste lunghe zampe di nuda pelle che, con affilati artigli, rimanevano aggrappate al muro. Erano sei zampe di una creatura che non emetteva neanche il più sottile suono. Era come se non fosse neanche reale.
Gli uomini si allontanarono lentamente e, spaventati, cercarono di capire che cosa fosse. Giovanni Monteverdi usò una magia per illuminare quell’angolo della parete e allora venne smascherato quel volto spoglio di occhi, naso, orecchie e bocca. La bestia aveva una lunga testa con una sorta di proboscide trasparente che si muoveva come un serpente appeso ad un gancio. Il corpo esile di questa creatura era attraversato da venature violacee. Il mostro, avvertendo la presenza della luce, si mosse rapidamente per il soffitto come un ragno; i tre uomini si spostarono immediatamente per stare lontani da quell’orrenda pallida creatura.
«Che cazzo è quella cosa...?» domandò Giovanni Monteverdi scioccato. «Non è un demone...»
«No, signore, non emana energia magica...»
«Scommetto che è quella cagna ad aver portato qui quella creatura!»
«Cosa vuole fare, Gran Maestro?»
«Non è ovvio? Pongo fine al problema.»
Giovanni Monteverdi si avvicinò a Yukiko Kumahira e si preparò ad usare una magia per ucciderla.
La ragazza sbatté le ciglia.
«Cosa...? L’avete vista anche voi?» domandò lui scosso.
Gli occhi della ragazza iniziarono a muoversi follemente.
«Al diavolo! Non rischierò!»
Non appena Giovanni Monteverdi canalizzò il mana per lanciare l’incantesimo, qualcosa colpì il suo braccio.
Era la proboscide di quel mostro.
Come un ago gigantesco e organico, quella protuberanza trafisse il braccio dell’uomo e iniziò a succhiare il sangue. Giovanni perse la sensibilità del braccio nel giro di pochi secondi e, in esigui attimi, l’arto dell’uomo assunse un aspetto cadaverico.
«Aiutatemi!» urlò lui.
Non appena si girò si rese conto che sia Marco Lombardo che Davide Ponti avevano gli occhi cuciti e i loro corpi si stavano polverizzando poco alla volta.
«No! No!» urlò Giovanni assistendo alla morte dei due colleghi. «NO!» L’uomo si voltò verso quell’orribile mostro ed esclamò, schioccando le dita: «Acies Gladii!»
Tre spade magiche trafissero il corpo della bestia, la quale scappò nell’ombra. Giovanni riuscì a fuggire da quella gabbia. Chiuse la porta e si allontanò gridando aiuto. Corse lungo il corridoio della prigione, sicuro di essere inseguito da quell’immonda creatura, e continuò ad urlare affinché gli venissero mandati dei rinforzi.
Nessuno rispose.
Nessuno giunse per aiutare il Gran Maestro.
Nessuno.
«Aiutatemi, vi prego! Qualcuno mi aiuti! Yukiko Kumahira sta per—!»
Allora l’uomo si accorse che il braccio destro, quello che era stato colpito dalla proboscide del mostro, era tornato come prima. Non aveva più un aspetto secco, prosciugato; era sano e della medesima carnagione di sempre. Non poteva essere possibile. Era sicuro di aver perso quell’arto, era sicuro di essere stato colpito e non aveva usato alcuna magia per guarirsi. Scrutò il suo braccio con occhio clinico alla ricerca del punto dove la proboscide lo aveva trafitto, ma non trovò neanche una minuscola ferita.
«Tutto bene, Gran Maestro?» domandò uno dei discepoli.
L’uomo alzò la testa e capì di essere fuori dalla prigione, ma non si ricordava di aver oltrepassato l’uscio. Si guardò attorno e realizzò che i disordini di prima si erano dissipati, era come se tutti avessero deciso, all’unisono, di smettere non solo di agitarsi, ma anche di fare il minimo rumore; era surreale.
«Tutto bene—?»
«Non mi toccare!» L’uomo spinse il discepolo e, senza pensarci tornò nella prigione. «Che cosa sta succedendo? Che cazzo sta succedendo?! Non ha senso! Non ha senso, merda! Non ha un fottuto senso!» Poi si fermò. Ripensò a quello che era accaduto e iniziò a sudare freddo. «A meno che...»
Si avvicinò alla cella di Yukiko e vide, vicino alla porta di ferro, Davide Ponti e Marco Lombardo che stavano parlando. Entrambi erano in ottima salute.
«Ah, Gran Maestro, che piacere vederla!» esclamò Marco, felice. «Ha bisogno di qualcosa?»
«Voi... Io... Yukiko!»
«Che succede...?»
«La prigioniera! Fammi aprire la porta!»
Quando i tre uomini entrarono nella cella, Yukiko non c’era. Del mostro non si vedeva neanche una traccia. I graffi sulla parete erano scomparsi.
Allora Giovanni Monteverdi capì e si trovò da solo, nella gabbia, con Yukiko Kumahira, che era sdraiata per terra, in quello stato di coma in cui sarebbe dovuta stare sin dall’inizio. La ragazza si rialzò lentamente. Lui cercò di usare la magia per ucciderla, ma non riusciva a canalizzare il mana. Realizzando la sua impotenza, l’uomo cercò di uscire... ma la porta era bloccata. Disperato, Giovanni colpì Yukiko con un calci e pugni, ma le braccia erano affaticate e le gambe erano pesanti. L’uomo si allontanò e continuò a ripetere:
«Stai giù stai giù stai giù stai giù stai giù...»
Pianse. La fanciulla si liberò facilmente dalla camicia di forza.
«Questo non è reale» disse lui a bassa voce.
Sul volto della ragazza apparve un sorriso maligno. «Finalmente hai capito.» Il simbolo sulla sua fronte scomparve. «Ci hai messo più del previsto, ma hai capito.»
«Quando...? Come...?»
«Nel momento in cui siete entrati nella stanza tutti e tre. Quello è stato il momento in cui ho usato la vostra stessa magia contro di voi. Per quanto riguarda il ‘come’, beh... diciamo pure che i vostri trucchi sono come giochi da bambini d’asilo per me. Non è stato difficile comprendere il funzionamento della vostra magia, mi è bastato giocare al vostro gioco senza mai perdere di vista la mia coscienza. Mi ci è voluto più tempo del previsto, ma alla fine ne è valsa la pena.»
«Non riuscirai mai a scappare dalla Congrega... i miei uomini ti fermeranno...»
«Intendi dire quelli che sono morti?»
Lui spalancò gli occhi dal terrore.
«Mio carissimo Gran Maestro, davvero pensavi che quei piccoli magi sarebbero stati in grado di fermare me? Le pecore non possono sbranare il lupo. Te l’ho già detto...»
«No, non abbiamo mai parlato io e—» Vide il sorriso sul volto di lei. «Da quanto tempo sono qui...?»
«Finalmente la domanda giusta. Sei lento, ma alla fine ce la fai. Vuoi un numero? Credo... quattro giorni. Io sono scappata quattro giorni fa, carissimo Gran Maestro. Questa è la seconda ed ultima volta che ti faccio visita—»
«Dov’è il mio corpo...? Dove sono tutti? Perché nessuno mi salva...?» Allora capì. I suoi occhi si bagnarono dallo sgomento e dalla disperazione. «No... Non dirmelo... Non dirmelo, ti prego...»
«Esatto, mio caro Gran Maestro, nessuno ti può salvare... perché sei solo. Ti ho sepolto vivo sotto le macerie della tua stessa Congrega assieme ai cadaveri dei tuoi discepoli e dei tuoi ‘amici’. Questa è la tua nuova vita: un eterno incubo. Nessuno ti salverà, nessuno ti verrà a cercare, nessuno si preoccuperà per te.»
«NO!» urlò in lacrime. «Voglio uscire! Fammi uscire! FAMMI USCIRE!»
«Suvvia, non fare così, è stata colpa tua. Non avresti dovuto giocare a dadi con Dio. Ci si vede, ultimo Gran Maestro: Giovanni Monteverdi X.»
«No! Ferma! Non voglio...!»
Yukiko scomparve.
Giovanni si ritrovò nel suo ufficio, era come se si fosse appena svegliato da un terribile sogno. Si guardò attorno, agitato, e toccò le pareti della stanza, la scrivania e persino i vetri. Aveva paura, voleva essere sicuro di essere nella realtà.
«Ho fatto un sogno...? Era solo... un sogno?» Si guardò allo specchio. «Questo è reale? Tutto questo è vero o è solo nella mia testa...?» Il suo corpo era bagnato di sudore. «Dimmi che è reale, ti prego... Dimmi che era solo un sogno...» I suoi occhi si bagnarono. «Ti prego, Dio...»
Chiuse gli occhi e li riaprì.
Chiuse gli occhi e li riaprì.
Chiuse gli occhi e li riaprì.
Niente era cambiato.
Tirò un sospiro di sollievo e, sorridendo, disse a sé stesso:
«Era solo un sogno. Un terribile sogno. Mi sono immaginato ogni cosa... Ti ringrazio, Dio. Ti ringrazio per aver avuto pietà di me.»
L’uomo si sedette davanti alla scrivania e si mise ad ordinare qualche scartoffia, ripensando a quello che aveva sognato. Il terrore vagava ancora nel suo cuore, ma si stava assopendo un po’ per volta. Sentì il bisogno di camminare, aveva bisogno di respirare dell’aria fresca.
 Si alzò dalla scrivania e varcò l’uscio.
«Gran Maestro!» urlò un uomo.
Il Gran Maestro Giovanni Monteverdi X si voltò e vide corrergli appresso questo discepolo con la fronte che grondava di sudore.
«Che succede?» domandò inarcando le sopracciglia.
«Io... non lo so... non ne ho idea... è successo qualcosa...» disse balbettando.
«Ma di che parli?»
«La prigioniera è—»

Yukiko se ne stava in piedi, con le mani dietro la schiena, ad ammirare le macerie di quello che, solo fino a quattro giorni fa, era il quartier generale della Congrega. La ragazza si girò e abbandonò il Gran Maestro nella sua tomba. Una tomba fatta di mattoni, cadaveri e incubi.
Il demone dall’aspetto femminile aveva una meta chiara, un obbiettivo che le stuzzicava quel palato affamato di sangue. Avanzò silenziosamente verso un destino che la attendeva sulla sommità di Adocentyn.

'Il ritorno di Yukiko' di BikoWolf


Wednesday, June 8, 2022

Chapter 23 : Lightning tamer

A giant bolt was fired by ω Archer. The impact triggered an explosion that destroyed half of the amphitheater. The smokescreen rose under a storm that still roared. Archer stood over a bolt of lightning, triumphantly waiting to see the corpses of his defeated enemies.
When the smoke cleared and Archer saw the figures of α Saber and Alessandro Serpi appear he exclaimed energetically:
"Impossible! What devilry did you use to survive my Noble Phantasm?!"
It was then that the man noticed a long piece of purple cloth that was circling around the two.
"Iliona's Veil," said α Rider. "It's one of the treasures of Rome, the Pignora imperii. It is said that Iliona was the suicidal daughter of Priam and Hecuba, her veil is able to provide an absolute defense against attacks of a magical nature."
Rider shouldn't have gotten into that fight. It wasn't in the agreements and Anna, furious, reminded that to Alessandro, who was still confused:
"You violated the agreement we made! You said it was going to be a fair fight! It was obvious that you were lying! I should've guessed it!"
Alessandro didn't have time to answer and it was Rider himself who justified his actions:
"Did you really think that a Roman emperor like me would agree to witness the victory of a barbarian? Please... I must defend the dignity of my people and my family. I certainly couldn't allow my mother to be killed by such an animal."
α Archer, Alisa's Servant, intervened: "You're an arrogant man, Rider. This battle was only about ω Archer and α Saber, you broke the agreement by getting in the way. Now I no longer have any reason to stay on the sidelines. I'll make you regret protecting that girl!"
"Mm? And who are you to talk to me like this? Do you have at least the faintest idea who I am?"
"A dead man—"
"Damn it, Rider!" Alessandro shouted furiously. "What does your brain tell you?! I told you we didn't need your help! Do you really want to force Ina to fight this war?"
"Don't you dare tell me what I must or must not do! I'm an emperor, I'm not your Servant and I do not have to listen to a pleb like you. Maybe my mother respects you, but I don't. Your way of treating my Master is unacceptable and I am tired of being pushed aside as if I were any Servant! Now I'll fight and kill α Archer!"
"You can forget about it!" Alessandro walked towards the Servant determined to impose himself on him.
To Saber's Master, who had seen Servants and Masters of all kinds, α Rider was just an overly arrogant and extremely undisciplined creature. Alessandro would use every means available to him to put that man back in line.
"Are you challenging me, plebeian?" Rider braced himself for battle. "Whether you like it or not, I will fight against our enemies—!"
"No, you won't," Caesar exclaimed in an authoritative tone. "It's evident that you've not understood your place, my son. Emperor or not, you wouldn't be here today if it weren't for me, so you'll listen to me and do what I tell you. Stay in your place as my Comrade ordered and don't make too many fuss."
"But I—!"
"Do you really dare to challenge me, Lucky Boy?"
Rider fell silent, embarrassed, and looked away with a hint of shame. That nickname was enough to silence him and to end the feud. So Caesar turned to ω Archer:
"There's no need to be so scandalized by a help that I didn't choose to have. The pact is still valid. Know that my son will no longer intervene."
"Nonsense! I can't trust those who have no honor—!"
"Or you don't trust your abilities enough," she exclaimed with a defiant grin. "The first time you almost managed to kill me, are you afraid you won't succeed a second time? If you're really stronger than me I bet you can kill me in the second round."
The man said nothing, but it was clear that the girl's words had managed to hit a soft spot. Alisa's Servant, however, was not yet convinced and expressed her opinion:
"You speak well, α Saber, but your actions tell a story of dishonor and lies. Who tells us you didn't plan all this from the start?"
"Would it really make that much difference, α Archer? Even if you were right, that wouldn't change the fact that I could never repeat such mischief a second time. So why complain? We're not children and this is not a game. If ω Archer is really stronger than me, then he will be able to kill me without problems."
"I know what you're doing, brat," Archer exclaimed. "Behind your smiles and your courtesy is the wickedness of a snake. You want to force us to play your game, but you won't succeed—"
"Okay, I accept it." She shrugged indifferently. "But I'd like to hear my opponent's opinion. You both know that α Rider will no longer intervene, so now the question is: Does Archer really need someone else's help to win?"
"No!" shouted the furious man. "I am a true warrior! I'm not like you! I don't use cowardly tricks to win my battles!"
"Then prove it."
"All right, woman, let's see if you can defeat the great Palnatoke! This is my storm! I'm the one who has the favor of the battle! There will be just you and me in this duel! I don't need anyone else's help to kill you!"
Caesar prepared to join her opponent and Alessandro, worried about the Servant, asked her:
"Are you sure you can deal with him?"
"Don't worry, Comrade, I'll roll the dice and we'll see how it turns out."
"But he has a strong advantage over you."
"I know, but who said Caesar can't tame lightning?"
The battle resumed.
The two Servants, submerged in that roaring storm, collided for the last time. Palnatoke fired a dozen electric arrows and Caesar, with surprising speed, dodged them one after the other, jumping left and right, and, in the end, leapt towards the opponent. A lightning bolt fell from the sky and Caesar put her foot on it and jumped to reach the next lightning bolt and then the next one; everyone gasped as the Servants began to fight moving from lightning to lightning in the pouring rain.
Caesar's blade deflected the arrows with precision, but she was never able to wound the man whose speed was commendable.
"A woman without honor can never defeat me!" he yelled.
"We'll see, my shaggy friend," she said with a smile.
Caesar continued to jump trying to get as close as possible to the opponent, but it was difficult to keep up with him. Palnatoke was much more agile than she was and moved among the lightning bolts like a monkey in trees. Despite her difficulties, the girl decided to imitate some of the opponent's moves in the hope of shortening the distance; she lost her rhythm and fell.
Palnatoke took advantage of this to fire an arrow aimed at her head. It was luck that sent a thunderbolt under Caesar's feet. The girl jumped and avoided the enemy's attack.
Anna Newton then decided to use a Command Seal to strengthen her Servant. Alessandro did the same, albeit with a little more hesitation.
The two Heroic Spirits continued the duel in the fierce rain and, in the end, they both understood that it was time to use their most devastating attacks; it was time to give it all.
"The time has come, woman!" Palnatoke affirmed preparing his own Noble Phantasm.
"So be it!" Caesar's sword lit up.
The two Servants jumped in at the same instant.
"Hjörungavágr (The Eternal Storm of War)!"
"Crocea Mors (Sword of Certain Victory)!"
The impact of the two Noble Phantasms generated an immense explosion in the sky accompanied by a loud roar.
The storm fell asleep and with it Palnatoke's dreams of glory.
The man fell from the sky and disappeared even before touching the ground.
"The battle is over," Alessandro said with some regret.
"It would've been different if your friends hadn't intervened," Anna exclaimed indignantly. "You won only thanks to deception."
Caesar, returning to her Master, answered Anna Newton's words coldly:
"Don't you think it's pathetic to complain to the bitter end? What happened happened, the quality of this victory is of little importance. I won and your Servant lost, that's what matters. Now it's up to my Comrade to decide what will happen to you—"
"I've already decided, Caesar." He looked into her eyes. "I will not kill her. I don't want to kill anyone."
"Comrade, I don't think—"
"I said no!" he screamed. "I'll find a way out of this place, I will not kill anyone! Acies Gladii!" Alessandro evoked magical swords that were fired at the barrier surrounding the amphitheater. "Adversarium Ferio!"
"Comrade is useless..."
"It's not useless, damn it!"
Alessandro began casting every Magecraft at his disposal against that barrier; he was like a lion trying desperately to get out of its cage. The others watched in silence. There were eyes of amazement, indignation, compassion and pain. The boy went on, head down, ignoring those people. He had only one goal in mind: to get out.
Anna could've used that moment to kill him, but she didn't. She didn't do it because there was something about him that reminded her of James Jenkins. He was equally determined and kind. She couldn't take the life of a person so good and so equal to the boy she had loved and lost.
Ina's first instinct was to go to him to console him, but Henry stopped her to protect her. He understood that at that moment Alessandro was unstable and he could do things he would regret.
Caesar, on the other hand, approached him and grabbed his shoulder firmly:
"That's enough. You're exaggerating."
"Stay away from me, I know what I'm doing. I just need to find a weak point in this barrier. It will take some time, but I will succeed..."
"Comrade, you won't succeed—"
"Bullshit! I'll find the weak point of this barrier and we'll get out of here!"
"Alessandro—"
"What is your problem?!" he screamed at the top of his throat. "Everyone thinks only of dying, killing and massacring! Is it possible that there isn't a magus with a minimum of common sense?! We are experts in Magecraft and the only thing we can do is destroy?! How is it possible? I was the most talented magus in the Coven, damn it! I certainly have magic that can save us all! I'm sure! Wait and see! I'll be able to free us all and no one will have to die! No one!"
"Alessandro, enough!" the Servant yelled.
"NO!" he cried out in tears. "Everyone stay away from me! Nobody dares to come near! Let me do my job! I'll save you! I—!"
Ina ran towards the boy and hugged him. "Stop Please!" The girl was crying. "You're hurting yourself. You have to calm down...."
Anger turned to sadness. The boy surrendered to Ina's affection and let out all the tears he had in his body.
"I can't... I can't do it... I have to get out of here... I have to get out... damn it..."
At that moment a shiver ran down Alessandro's arms, there was something that had changed in the air. He took Ina and ordered Henry to protect her. He walked away a little to study the place around him. The others asked him what the problem was, but he didn't answer; he was too focused on trying to figure out what was going on. With his eyes he sifted through every corner of the arena and, in the end, raised his head and saw, a little further on, a male figure. He couldn't feel his magical energy.
"An Imitation..." he said in shock.
When the others also became aware of the presence of this stranger, Anna Newton's life met a violent end.
Alisa let out a cry of terror from her mouth and everyone saw Anna be beheaded by a Servant with androgynous features; it was ω Specter. The magical barrier disappeared when the innocent blood poured on the altar.
"No..." Alessandro said in shock. "No... who the fuck are you two?"
Specter's Master reached the center of the arena and, with a sadistic grin, bowed slightly.
"Nice to meet you, you must be Yukiko Kumahira's brother. I'm Tao Shunyuan and I'm here for the traitorous homunculus. Please don't get in my way."
As soon as Tao met Alisa's gaze, the latter ran away in terror, leaving behind the body of her deceased friend. The man began the chase and Alessandro, enraged, wanted to avenge Anna. He chased after Tao and summoned swords to strike him, but missed and was eventually stopped by Vergil.
"You're quite rude," he said. "My colleague asked you not to hinder him."
"Get out of my way, asshole!"
Alessandro threw a punch, but only hit the air.
"We're violent, huh? I'm surprised you decided to show this aggression just now. If you had killed the girl, we might never have gotten to this point."
"Stop talking! I don't want to listen to you anymore—!"
"Oh, come on, I like to have a chat with my nemesis."
"You're a monster! A fucking monster! We have nothing to say to each other!"
"You're a disappointment, however. I would've expected more initiative from a magus like you, but apparently you're still unable to understand your place in this wonderful war. You just cry like a brat and show compassion towards pawns. Anna is dead and Alisa will also die. You can't avoid it, you don't have the strength to do it."
"Don't challenge me, you bastard—!"
"I've challenged you several times already, you know? And what did you do? Nothing. Indeed, even less than nothing. You limited yourself to weeping and complaining about the horror of this war. It's not what I want, it's not what I designed for you. Maybe I need to corner you to force you to show your fangs."
A dazzling light enveloped both Alessandro and Caesar. In an instant the two found themselves in front of an amphitheater.
"What...? Where did you take me...?"
"The 'where' doesn't matter, my friend. What matters is something else..."
With a nod of his head he invited Alessandro to turn around. The boy's blood froze at the sight of that demonic grin, the cold terror blocked his senses for a brief moment and a sense of nausea filled his stomach.
He turned slowly.
Ina wasn't there.
Ina was no longer with him.
Vergil had separated him from Ina.
"Let's see who will die first: you or her? Don't worry, I also moved her... so it will be harder for you to find her. She's now in one of the arenas, maybe it's the one behind me or maybe not. Who knows..."
Alessandro couldn't even formulate a thought. His mind was completely darkened, it was as if all the words had been buried.
"Come on, Alessandro, it's time to get your claws out. I want to see what you're capable of. Show me your strength."

'Caesar can tame lightning' by BikoWolf


Caesar can tame lightning!😆 It took me a while to write this chapter because I wanted to find a way to make the fight between Caesar and Palnatoke as badass as possible! Was it a success? Who knows... while you think about it you can click here to read the Adocentyn prequel.😏

[ITA] Capitolo 23 : Domatore di fulmini

Una saetta gigantesca venne scoccata da ω Archer. L’impatto scatenò un’esplosione tale da distruggere metà dell’anfiteatro. La cortina di fumo si sollevò sotto una tempesta che ancora ruggiva. Archer se ne stava sopra un fulmine attendendo, trionfale, di vedere i cadaveri dei suoi nemici sconfitti.
Quando il fumo si diradò e Archer vide spuntare le figure di α Saber e Alessandro Serpi esclamò con energia:
«Impossibile! Quale diavoleria avete usato per sopravvivere al mio Noble Phantasm?!»
Fu allora che l’uomo notò un lungo pezzo di stoffa di color porpora che stava volteggiando attorno ai due.
«Il Velo di Iliona» disse α Rider. «Si tratta di uno dei tesori di Roma, i Pignora imperii. Si dice che Iliona fosse la figlia suicida di Priamo e di Ecuba, il suo velo è in grado di fornire una difesa assoluta contro gli attacchi di natura magica.»
Rider non avrebbe dovuto intromettersi in quello scontro. Non era negli accordi e Anna, furiosa, lo ricordò ad Alessandro, il quale era ancora confuso:
«Hai violato il patto che avevamo fatto! Avevi detto che sarebbe stato uno scontro leale! Era ovvio che tu stessi mentendo! Lo avrei dovuto immaginare!»
Alessandro non ebbe il tempo di rispondere e fu lo stesso Rider a giustificare le proprie azioni:
«Davvero pensavi che un imperatore romano come me avrebbe accettato di assistere alla vittoria di un barbaro? Ti prego... devo difendere la dignità del mio popolo e dei miei famigliari. Non potevo certamente permettere che mia madre venisse uccisa da un simile animale.»
Intervenne α Archer, la Servant di Alisa: «Sei un uomo arrogante, Rider. Questa battaglia riguardava soltanto ω Archer e α Saber, intromettendoti hai violato l’accordo. Ora non ho più alcuna ragione per rimanere in disparte. Ti farò pentire di aver protetto quella ragazza!»
«Mm? E tu chi sei per parlarmi in questo modo? Hai almeno la più vaga idea di chi io sia?»
«Soltanto un uomo morto—»
«Maledizione, Rider!» urlò Alessandro furiosamente. «Cosa ti dice il cervello?! Ti avevo detto che non avevamo bisogno del tuo aiuto! Vuoi davvero costringere Ina a combattere questa guerra?»
«Non osare dirmi quello che devo o non devo fare! Io sono un imperatore, non sono il tuo Servant e non sono tenuto ad ascoltare un plebeo come te. Forse mia madre ti rispetta, ma io no. Il tuo modo di trattare la mia Master è inaccettabile ed io sono stanco di essere messo in disparte come se fossi un Servant qualsiasi! Ora combatterò e ucciderò α Archer!»
«Te lo puoi scordare!» Alessandro si diresse verso il Servant deciso ad imporsi su di lui.
Per il Master di Saber, che aveva visto Servant e Master di ogni tipo, α Rider non era che una creatura eccessivamente arrogante ed estremamente indisciplinata. Alessandro avrebbe usato ogni mezzo a sua disposizione per rimettere in riga quell’uomo.
«Mi stai sfidando, plebeo?» Rider si preparò alla battaglia. «Che tu lo voglia o no, io combatterò contro i nostri nemici—!»
«No, non lo farai» esclamò Cesare con un tono autoritario. «È evidente che tu non abbia capito il tuo posto, figlio mio. Imperatore o meno, tu oggi non saresti qui se non fosse per me, quindi mi ascolterai e farai quello che ti dico. Rimani al tuo posto come ha ordinato il mio Commilitone e non fare troppe storie.»
«Ma io—!»
«Osi davvero sfidarmi, Ragazzo Fortunato?»
Rider si zittì, imbarazzato, e guardò altrove con una punta di vergogna. Quel nomignolo bastò a farlo tacere e a concludere la faida. Dunque Cesare si rivolse ad ω Archer:
«Non c’è bisogno di scandalizzarsi tanto per un aiuto che io non ho scelto di avere. Il patto è ancora valido. Sappi che mio figlio non interverrà più.»
«Sciocchezze! Non posso fidarmi di chi non ha onore—!»
«Oppure non ti fidi abbastanza delle tue capacità» esclamò con un ghigno di sfida. «La prima volta sei quasi riuscito ad uccidermi, hai paura di non riuscirci una seconda volta? Se sei davvero più forte di me scommetto che riuscirai ad ammazzarmi nel secondo round.»
L’uomo non disse niente, ma era chiaro che le parole della ragazza erano riuscite a colpire un punto molle. La Servant di Alisa, invece, non era ancora convinta ed espresse il suo parere:
«Parli bene, α Saber, ma le tue azioni raccontano una storia di disonore e menzogna. Chi ci dice che tu non abbia pianificato tutto questo sin dall’inizio?»
«Farebbe davvero così tanta differenza, α Archer? Anche se tu avessi ragione, questo non cambierebbe il fatto che non potrei mai ripetere una simile furberia una seconda volta. Quindi perché lamentarsi? Non siamo bambini e questo non è un gioco. Se ω Archer è davvero più forte di me, allora riuscirà ad uccidermi senza problemi.»
«So quello che stai facendo, mocciosa» esclamò α Archer. «Dietro i tuoi sorrisi e la tua cortesia c’è la malvagità di un serpente. Vuoi costringerci a giocare al tuo gioco, ma non ci riuscirai—»
«Va bene, lo accetto.» Alzò le spalle con indifferenza. «Però mi piacerebbe ascoltare l’opinione del mio avversario. Sapete entrambi che α Rider non interverrà più, quindi ora la domanda è: ω Archer ha davvero bisogno dell’aiuto di qualcun altro per vincere?»
«No!» urlò l’uomo furibondo. «Io sono un vero guerriero! Non sono come te! Non uso dei trucchi da codardi per vincere le mie battaglie!»
«Allora dimostralo.»
«E va bene, donna, vediamo se riuscirai a sconfiggere il grande Palnatoke! Questa è la mia tempesta! Sono io ad avere il favore della battaglia! Ci saremo solo io e te in questo duello! Non ho bisogno dell’aiuto di nessun altro per ucciderti!»
Cesare si preparò a raggiungere l’avversario e Alessandro, preoccupato per la Servant, le domandò:
«Sei sicura di poterlo affrontare?»
«Non ti preoccupare, Commilitone, lancerò il dado e vedremo come andrà a finire.»
«Ma lui ha un forte vantaggio su di te.»
«Lo so, ma chi ha detto che Cesare non può domare i fulmini?»
La battaglia ricominciò.
I due Servant, sommersi in quella tempesta ruggente, si scontrarono per l’ultima volta. Palnatoke scoccò una dozzina di frecce elettriche e Cesare, con una velocità sorprendente, le schivò una dopo l’altra, saltando a destra e a sinistra, e, alla fine, fece un balzo verso l’avversario. Un fulmine cadde dal cielo e Cesare ci appoggiò sopra il piede ed eseguì un salto per raggiungere la folgore successiva e poi quella dopo; tutti rimasero a bocca aperta mentre i Servant iniziarono a combattere spostandosi di fulmine in fulmine sotto quella pioggia battente.
La lama di Cesare deviava le frecce con precisione, ma non era mai in grado di ferire quell’uomo la cui velocità era encomiabile.
«Una donna senza onore non potrà mai sconfiggermi!» urlò lui.
«Staremo a vedere, mio irsuto amico» esclamò lei con un sorriso.
Cesare continuò a saltare sulle saette cercando di avvicinarsi il più possibile all’avversario, ma era complicato riuscire a tenere il passo con lui. Palnatoke era molto più agile di lei e si muoveva fra le i fulmini come una scimmia sugli alberi. Nonostante le sue difficoltà, la ragazza decise di imitare alcune delle mosse dell’avversario nella speranza di accorciare le distanze; perse il ritmo e cadde.
Palnatoke ne approfittò per scoccare una freccia diretta alla testa di lei. Fu la fortuna ad inviare una folgore sotto i piedi di Cesare. La ragazza fece un balzo ed evitò l’attacco del nemico.
Anna Newton, allora, decise di usare un Sigillo del Comando per rafforzare il proprio Servant. Alessandro fece lo stesso, anche se con un po’ più di esitazione.
I due Spiriti Eroici proseguirono il duello sotto la feroce pioggia e, alla fine, entrambi capirono che era arrivato il momento di usare i loro attacchi più devastanti; era il momento di dare il tutto per tutto.
«Il momento è giunto, donna!» affermò Palnatoke preparando il proprio Noble Phantasm.
«Così sia!» La spada di Cesare si illuminò.
I due Servant fecero un salto nello stesso istante.
«Hjörungavágr (La Tempesta Eterna della Guerra)!»
«Crocea Mors (Spada della Vittoria Certa)!»
L’impatto dei due Noble Phantasm generò un’immensa esplosione nel cielo accompagnata da un forte boato.
La tempesta si assopì e con essa anche i sogni gloria di Palnatoke.
L’uomo cadde dal cielo e scomparve ancor prima di toccare terra.
«La battaglia è finita» disse Alessandro con un po’ di rammarico.
«Sarebbe andata in modo differente se i tuoi amici non fossero intervenuti» esclamò Anna indignata. «Hai vinto solo grazie all’inganno.»
Cesare, ritornata dal proprio Master, rispose alle parole di Anna Newton con freddezza:
«Non credi che sia patetico lamentarsi ad oltranza? Quello che è successo è successo, la qualità di questa vittoria ha ben poca importanza. Io ho vinto e il tuo Servant ha perso, questo è ciò che conta. Ora sta al mio Commilitone decidere quello che ne sarà di te—»
«Io ho già deciso, Cesare.» La guardò negli occhi. «Non la ucciderò. Non voglio uccidere nessuno.»
«Commilitone, io non credo che—»
«Ho detto di no!» urlò. «Troverò un modo per uscire da questo posto, non ucciderò nessuno! Acies Gladii!» Alessandro evocò delle spade magiche che vennero sparate contro la barriera che circondava l’anfiteatro. «Adversarium Ferio
«Commilitone è inutile...»
«Non è inutile, maledizione!»
Alessandro iniziò a lanciare ogni magia a sua disposizione contro quella barriera; era come un leone che cercava disperatamente di uscire dalla propria gabbia. Gli altri guardavano in silenzio. C’erano occhi di stupore, di indignazione, di compassione e di dolore. Il ragazzo proseguì, a testa bassa, ignorando quelle persone. Aveva un solo un obbiettivo in mente: uscire.
Anna avrebbe potuto sfruttare quel momento per ucciderlo, ma non lo fece. Non lo fece perché c’era qualcosa in lui che le ricordava James Jenkins. Era determinato e gentile allo stesso modo. Non poteva togliere la vita ad una persona così buona e così uguale al ragazzo che lei aveva amato e perso.
Ina ebbe come primo istinto quello di andare da lui per consolarlo, ma Henry la fermò per proteggerla. Lui aveva capito che in quel momento Alessandro era instabile e avrebbe potuto fare cose di cui si sarebbe pentito.
Cesare, invece, si avvicinò a lui e gli afferrò la spalla con forza:
«Basta. Stai esagerando.»
«Stai lontana da me, so quello che sto facendo. Devo solo trovare un punto debole in questa barriera. Ci vorrà del tempo, ma ci riuscirò...»
«Commilitone, non ci riuscirai—»
«Stronzate! Troverò il punto debole di questa barriera e usciremo da qui!»
«Alessandro—»
«Si può sapere qual è il vostro problema?!» urlò a squarcia gola. «Tutti pensano solo a morire, ad uccidere e a massacrare! Possibile che non esista un magus con un minimo di buon senso?! Siamo esperti di magia e l’unica cosa che sappiamo fare è distruggere?! Com’è possibile? Io ero il magus più talentuoso della Congrega, maledizione! Sicuramente posseggo una magia in grado di salvarci tutti! Ne sono sicuro! Aspettate e vedrete! Io riuscirò ad liberarci tutti e nessuno dovrà morire! Nessuno!»
«Alessandro, basta!» urlò la Servant.
«NO!» gridò in lacrime. «State tutti lontani da me! Nessuno osi avvicinarsi! Lasciatemi fare il mio lavoro! Io vi salverò! Io vi—!»
Ina corse verso il ragazzo e lo abbracciò. «Basta, ti prego!» La ragazza stava piangendo. «Ti stai facendo male. Devi calmarti...»
La rabbia mutò in tristezza. Il ragazzo si abbandonò all’affetto di Ina e lasciò uscire tutte le lacrime che aveva in corpo.
«Io non posso... non posso farlo... devo uscire da qui... devo uscire... maledizione...»
In quel momento un brivido corse lungo le braccia di Alessandro, c’era qualcosa che era cambiato nell’aria. Prese Ina e ordinò a Henry di proteggerla. Lui si allontanò di poco per studiare il luogo attorno a sé. Gli altri gli chiesero quale fosse il problema, ma lui non rispose; era troppo concentrato sul cercare di capire che cosa stesse succedendo. Con gli occhi setacciò ogni angolo dell’arena e, alla fine, sollevò il capo e vide, poco più avanti, una figura maschile. Non poteva percepire la sua energia magica.
«Una Imitazione...» disse scioccato.
Quando anche gli altri si accorsero della presenza di questo straniero, la vita di Anna Newton conobbe una fine violenta.
Alisa lasciò uscire dalla bocca un grido di terrore e tutti videro Anna essere decapitata da un Servant con fattezze androgine; si trattava di ω Specter. La barriera magica scomparve nel momento in cui il sangue innocente si riversò sull’altare.
«No...» fece Alessandro scioccato. «No... chi cazzo siete voi due?»
Il Master di Specter raggiunse il centro dell’arena e, con un ghigno sadico, fece un lieve inchino.
«Piacere di conoscerti, tu devi essere il fratello di Yukiko Kumahira. Io sono Tao Shunyuan e sono qui per l’omuncolo traditore. Ti prego di non intralciarmi.»
Non appena Tao incrociò lo sguardo di Alisa, quest’ultima scappò in preda al terrore lasciandosi alle spalle il corpo della defunta amica. L’uomo iniziò l’inseguimento e Alessandro, infuriato, si mise in testa di vendicare Anna. Insegui Tao ed evocò delle spade per colpirlo, ma lo mancò e, alla fine, venne fermato da Vergil.
«Sei piuttosto maleducato» disse Vergil. «Il mio collega ti aveva chiesto di non intralciarlo.»
«Fuori dalla mia strada, pazzo!»
Alessandro sferrò un pugno, ma colpì solo l’aria.
«Siamo violenti, eh? Mi sorprendo che tu abbia deciso di mostrare solo adesso questa aggressività. Se avessi ucciso la ragazza, forse non saremmo mai arrivati a questo punto.»
«Smettila di parlare! Non voglio più ascoltarti—!»
«Oh, suvvia, mi piace fare due chiacchiere con la mia nemesi.»
«Sei un mostro! Un cazzo di mostro! Non abbiamo niente da dirci!»
«Tu sei una delusione, invece. Mi sarei aspettato una maggiore iniziativa da parte di un magus come te, ma a quanto pare sei ancora incapace di comprendere il tuo posto in questa meravigliosa guerra. Ti limiti a piangere come un moccioso e a mostrare compassione nei confronti di pedine. Anna è morta e anche Alisa morirà. Non puoi evitarlo, non hai la forza per farlo.»
«Non sfidarmi, bastardo—!»
«Ti ho già sfidato parecchie volte, sai? E cosa hai fatto? Niente. Anzi, ancor meno di niente. Ti sei limitato a piangere e a lamentarti dell’orrore di questa guerra. Non è quello che voglio, non è quello che ho progettato per te. Forse bisogna metterti all’angolo per costringerti a mostrare le zanne.»
Una luce abbagliante avvolse sia Alessandro che Cesare. In un istante i due si trovarono davanti ad un anfiteatro.
«Cosa...? Dove mi hai portato...?»
«Il dove non ha importanza, amico mio. Ciò che conta è altro...»
Con un cenno della testa invitò Alessandro a voltarsi. Il sangue del ragazzo gelò alla vista di quel ghigno demoniaco, il freddo terrore bloccò i suoi sensi per un breve momento e un senso di nausea occupò il suo stomaco.
Si voltò lentamente.
Ina non c’era.
Ina non era più con lui.
Vergil lo aveva separato da Ina.
«Vediamo chi morirà per primo: tu o lei? Non ti preoccupare, ho anche spostato lei... così ti sarà più difficile trovarla. Ora si trova in una delle arene, forse è quella alle mie spalle o forse no. Chissà...»
Alessandro non riusciva a formulare neanche un pensiero. La sua mente era completamente oscurata, era come se tutte le parole fossero state sepolte.
«Forza, Alessandro, è il momento di tirare fuori gli artigli. Voglio vedere di che cosa sei capace. Mostrami la tua forza.»

'Cesare può domare i fulmini' di BikoWolf

 
Bel capitolo, eh?😏 Combattimenti sui fulmini, Ina che viene separata da Alessandro e anche tante cattive cose che vengono fatte da Vergil e i suoi scagnozzi. Mm... lo so che dovrei pubblicare più spesso (lo so...) e ci devo sinceramente provare, but it's so hard😟 Comunque se volete leggere il prequel di Fate/Yggdrasil Adocentyn potete cliccare qui e scaricare il PDF.

Thursday, May 5, 2022

Palnatoke

Other names: Palnatoki, Palna Toki, Toki the Archer
Master: Anna Newton

A hero whose hands have killed a king. Palnatoke's story merges with legend and we know very little about this great archer. This pagan warrior didn't accept the dominion of the Roman Catholic faith and, when he learned that King Harald Bluetooth had been baptized, he understood that there was only one way to counter the Christians: with weapons.
Palnatoke decided to get close to Harald's son, a young and ambitious warrior named Sweyn Forkbeard. His goal was to manipulate the young man and convince him to declare war on his father; he succeeded. King Harald lost the throne, but not his life; Palnatoke intervened.
The archer hunted down the exiled king to give him the death he deserved. Eventually he found him and, when the two were face to face, the king didn't move and accepted his fate knowing that that death would be less painful for him than for Palnatoke's soul.
Harald's death didn't stop Christianity, but Palnatoke was content to have left a mark with his gesture. He was also the founder of a brotherhood known as the Jomsvikings. This group of mercenary Vikings and conquerors were, according to a legend, gathered and organized for the first time by this dark hero. It was he, in fact, who instituted the first codes for them and wanted them to be at the service of pagan kings. Unfortunately, this didn't happen.

Artwork by BikoWolf

Wednesday, May 4, 2022

Alessandro Serpi

Former member of the Coven and member of an ancient family of magi. This Italian magus, born in Rome, was abandoned by his father, Marco Serpi, and also by his mother. He spent his teenage years in the Coven and fought the Holy Grail War of Yggdrasil alongside the Saber-class Servant: Gaius Julius Caesar.
In that war he met a Master named Friedrich Wolff and teamed up with him to stop the dangerous Yukiko Kumahira and save the world from the Devourer-class Servant: Sheol.
At the end of the war, Alessandro decided to travel around the world and met Ina Shandilya. It was he who introduced her to the world of magic.
He's a very powerful magus. When he was in the Coven he was considered one of the most talented magi. The Magcraft he uses is called harmonic magic, it's based on the combination of magic words and particular sounds (in his case: snap of fingers).

Servant: α Saber

 

Chapter 22 : Atlas

Alessandro thought about running away. He sincerely thought about turning around and leaving the arena. When he learned from Vergil that the only way to lower the magic barrier was to kill the opposing Master, his body went through cold shivers of terror and he felt his head heavy; for a moment he thought he was in a nightmare.
Vergil drew sadistic pleasure from Alessandro's reaction. It was what he wanted. It was what he craved and now he wanted to watch the boy at work. What was he going to do? What would he decide?
Alessandro raised his head and looked at those two evil eyes of Vergil. At that precise moment he remembered the psychopathic look that was worn by Yukiko Kumahira in the previous war; they were identical. The boy imagined approaching that creature to take off the mask and discover that in reality it was Yukiko his enemy.
"You never change, do you?" Alessandro asked Vergil. "What are you really? You Imitations... what are you really? Have you ever been human to begin with? This is all absurd! What kind of monster would plan such a war?!"
"Don't you think you're being unfair to me? If you think about it... we're not that different, you and I. We're more similar than you think. You and I, Alessandro, share the same contempt for the world."
"You're crazy!" he yelled. "Don't you dare compare me to you!"
"You think you're better than me, don't you? But how would you define these last months? I know what you have done. You lived as a hermit. Why on earth do such a thing? Why isolate yourself from the world like this? For the love of humanity? I don't think so. You, like me, have understood that all humanity is corrupt and for this reason you've decided to remain alone."
"You're wrong. You don't know me at all. I traveled, yes... I lived these months as a hermit, yes... But I have never turned my back on humanity. Never."
"It's not smart to lie to someone who can read your thoughts. Do you think I don't know the reason that led you to reject Ina's love?"
Alessandro was stunned for a moment by that unexpected blow. "I did it for her—"
"This is what you tell yourself, sure, but is it the truth? Did you 'do it for her'? No, you did it to preserve yourself... to keep yourself pure. You know perfectly well that she, like any human creature, is imperfect... impure... Humans make people suffer and you don't want to suffer, don't you? You want to be happy, Alessandro."
"Shut up... Get out of my head..." he muttered ready to explode with anger.
"Anger will not save you from the truth, Alessandro. Anger is only the opium of the moment. But when it stops blurring your vision, then you will have to face the fact that you're no better than me... you are just less brave."
"Shut up..."
"You want me to go? I'll do it. I'll leave you to your battle, Alessandro, but know that I will observe you. I want to see the True Alessandro in action. Do not let me down."
Vergil disappeared.
Alessandro's anger turned to sadness. He knew in his heart that Vergil was wrong, yet part of him doubted and was already accepting that monster's point of view. It was impossible to ignore such penetrating words; Vergil's voice was able to mingle with Alessandro's thoughts and contaminated them like oil poisoning the ocean.
Caesar immediately noticed that her Master was not lucid and immediately grabbed his shoulder; she pulled him out of the poisonous sea that was in his head and then, looking him straight in the eye, she said:
"You must be strong, Comrade. Go ahead with your head held high, don't let doubts cloud your mind."
Alessandro calmed down. He needed those words. The courage and determination of Caesar pervaded the boy's soul.
"You're right..." he murmured, heaving a sigh. "Now is not the time."
"This is the time to act, Comrade."
Alessandro turned to look at Ina, that girl was trembling like a leaf and her eyes were already getting wet. The boy sighed, clenched his fists and turned to his opponents. He wasn't going to kill them, but he didn't know what to do; he didn't even have a shred of a plan. Only one thing was certain: Ina didn't have to fight.
"One thing at a time..." he muttered to himself.
He looked at Anna and then at Alisa, he studied them carefully. Anna had fifty-two Magic Circuits, Alisa had seventy-seven, but he understood that she was a homunculus. Alessandro could've used a Magecraft to prevent Anna from channeling mana—Adstringor Sacris—but that would've meant fighting Alisa, who was immune to such a Magecraft. From the way Anna stood in front of Alisa, one could understand that their relationship was similar to the one Alessandro had with Ina. Anna, probably, would've sacrificed herself to protect Alisa, albeit under the effect of a powerful magic like Adstringor Sacris.
With this first reasoning, Alessandro chose to face Anna; but then he looked at the Servants. He remembered that he also had to evaluate the Heroic Spirits by eye before deciding the opponent.
Both had a quiver, he quickly knew they were two Archer-class enemies. The man with the long beard, ω Archer, had the air of being a formidable opponent; even the cow-horned woman, α Archer, didn't seem like a weak Servant. Alessandro trusted in Caesar's abilities, but he wanted to be cautious. He wanted to carve a bespoke target for his arrows.
"Okay," Alessandro said, taking a few steps forward. "I want to offer you a deal." He had turned to Anna.
"A deal?" she asked puzzled. "What is it about?"
"It seems obvious to me that you and I both want to defend people we care about. I want to protect Ina and you want to protect your friend, so there is no point in involving them in this battle. I want a fair duel. Me against you. My Servant versus your Servant. No one else will be involved. I will not attack your friend and you will not attack mine."
Everyone was shocked.
Ina's Servant, α Rider, was ready to protest, but Caesar stopped him and, with a nod, ordered him to follow the boy's plan. Rider calmed down, but without giving up that strong feeling of annoyance.
Henry didn't pay too much attention to it. He immediately understood what his role would be and stood in front of Ina to prevent her from fighting.
"You're serious," Anna said to Alessandro. "I don't understand you. Don't you realize that sooner or later your friend will have to fight? You won't be able to protect her forever."
"I know I'm putting off the inevitable, but I don't care. As long as I'm here... as long as I'm by her side... I won't let her fight. Whatever it costs, I'll protect her until the end."
"I see..." she said as if reassured by his goodness. "I don't know you, but if you're serious, then I don't see why I should back down. Will you promise me you won't attack Alisa?"
"I promise. Do you promise not to hurt Ina?"
"I promise." She paused briefly. "Let's begin—"
Alisa intervened and stood in front of her friend. "I can't let you do that, the magus you're going to face isn't like everyone else!" Her voice was frightened. "Think about it, Anna! Let me go, I can fight him—!"
"You don't have to worry, I can do it—"
"No, you're wrong!" she cried out loud. "You can't do it against such an enemy! He's Alessandro Serpi, he belongs to the Serpi family, one of the oldest magi families in the world, he is not an average magus! Listen to me, Anna, do what I tell you and—"
"No, I won't," she said gravely. "You've suffered enough already, Alisa, I will not let you fight him."
"Anna..." Alisa had tears in her eyes. "It's not needed. You don't have to do this for me, it's not worth it... I... I don't deserve this kindness..."
"Stop this nonsense," she scolded with a reassuring smile. "I helped you, I welcomed you into my house and I stayed by your side. Why should I stop now? You are the only good thing I have left, Alisa, and I can't let you fight."
The girl understood that she could no longer do anything else to persuade her friend. Her feelings of guilt commanded her to remain motionless and not to let her pass, but her affection and gratitude convinced her to accept Anna's noble gesture without adding a word.
Alessandro's heart squeezed at the sight of that scene, but he gathered all the courage he had in his body to advance towards the center of the arena. He had no intention of killing Anna, his purpose was to defeat her and force her to surrender; he would plan the rest later.
Anna advanced towards the enemy.
The two stopped about three meters from each other.
"I'm sorry to have met such a good person at a time like this," Anna murmured with a hint of regret.
"Me too," he replied, forcing a smile.
The duel began.
"Adversarium Ferio!" Alessandro exclaimed snapping his fingers.
The magical thrust overwhelmed Anna, who, once raised, conjured a magical bow and responded with speed. The magical arrows were deflected by the blade of Alessandro's Heroic Spirit.
The two Servants, α Saber and ω Archer, started a slow-paced battle characterized by simple, non-decisive moves, made on purpose to study the opponent. The two Heroic Spirits were, at least at the beginning of this duel, on par. The attacks from both sides were devoid of particular emotion, for both Servants that battle was just work.
During the duel, Saber realized that her ability — Historian and Warlord — was useless against that opponent; ω Archer didn't come from a region that she knew or where she had fought when she was alive. The girl masked her concern and tried not to expose herself too much so as not to show her disadvantage.
The tactic failed.
Archer, parrying Saber's blow with the use of his bow, counterattacked without firing any arrows. The man's weapon was equipped with a curved blade and it was this that wounded Saber in her arm. It was a superficial wound, of course, but no swordswoman would ever let herself be hit by such an attack.
"Interesting..." Archer murmured.
The battle changed tune and Saber was forced to remain on the defensive. The girl was constantly moving, deflecting arrows and dodging shots, but her movements were not precise and she often risked getting really hurt; ω Archer was realizing this and his offensive became more aggressive.
"What's going on, α Saber? Can't keep up?"
"Don't worry, it's just a small problem... I'll be able to kill you, ω Archer."
"Do you really think you are capable of it? You move like a three-legged sheep, you're not a threat to me at all."
"A 'three-legged sheep'... you're really cheeky, Archer."
Saber managed, as if by a miracle, to find an opening and, quickly, leapt towards the enemy. The girl's blade wounded Archer, but only superficially. The man gained a considerable distance from the opponent.
"One lucky shot..." he said.
"Maybe my luck can outweigh your bowing prowess, Archer. But I congratulate you, I see that you're a strong warrior. You remind me of Ariovistus' brave soldiers... the ones I killed, I mean."
"You've a contemptuous attitude, but you will never be able to defeat me," he exclaimed in a solemn voice. "The blood of the greatest heroes of the north runs in my veins. I'm not afraid of any enemy and no warrior can defeat me."
"You're not a king, are you?" she asked raising an eyebrow.
"You're right, but that doesn't mean anything—"
"I meant that it's easy to see that you're not a monarch. You have the look of one who has never tasted true power."
"And what look would that be...?"
"An honest one."
"I accept the compliment..." Archer immediately fired the arrow.
Saber moved her sword quickly and managed to stop the attack. "What a bastard! Take this!" The girl put her hand on the ground, Magic Circuits appeared on her body. "Scorpio!"
A piece of ancient Roman artillery was built by itself next to the girl. A large dart was fired automatically; Archer dodged perfectly and shot two arrows that blocked the mechanism of the weapon. Saber saw the man running towards her and prepared to attack.
"You're mine!" he yelled.
The man shot three arrows, one after the other, but Saber was able to deflect them with the use of the blade. The girl attacked, thinking she had the opponent in hand; a fourth arrow went off.

The difference between Alessandro Serpi and Anna Newton was evident. The girl hadn't been able to hurt him and she was already panting with exhaustion, but the boy, on the other hand, was at the height of his strength and didn't even show a sign of letting up. Anna's magic arrows, however dangerous they might be, were unable to pierce the opponent's magical shield.
"Adversarium Ferio."
Anna flew to the ground for the sixth time in that battle. The girl got up with difficulty and realized she was one step away from defeat.
"I won't kill you," he said. "I won't kill you because that's not what I'm here for. I'll defeat you and find a way out of this place."
"You're naive… didn't you hear what Vergil said? Only the blood of a Master can lower the magical barrier that surrounds us."
"And do you believe it? And what else do you believe? Maybe you hope there is a prize waiting for us at the end of all this? I tell you it's all a rip off! Vergil is playing with us, he wants to force us to kill each other. If we do it... if we behave like pawns on his fucking chessboard, then we will put the whole of humanity at risk. Believe me, I know what I'm saying—"
"I bet it's easy for you to take this position, after all you're a mighty magus. You talk as if we are all on the same level as you, but we cannot compete against Vergil and we cannot escape from here with a snap of our fingers... we've been forced to fight and fight. You... are just a privileged magus complaining about the choices of those less fortunate. We are not all sons and daughters of magi, you know?"
"If you think my life has been easy, you are wrong. You don't know me, you don't know anything about me—"
"It doesn't matter, it doesn't change that you have the luxury of opposing Vergil, we don't."
"Do you think I'm having fun? Do you really think it's easier for me just because I'm stronger than you? Yes, I have more Magic Circuits and I know Magecrafts superior to yours, but that doesn't mean anything!" Alessandro exclaimed.
"It means you can't understand people like me." The girl shot magic arrows.
"Defendere!" The magic barrier saved Alessandro. "I don't need to understand 'people like you' to be right. You know perfectly well that Vergil is planning something shady!"
"Don't you realize we have no other choice?" she asked upset. "Look at what situation we are in! Look at the barrier around us and ask yourself if we really have the power to decide! You are too powerful to understand what it feels like to have no power."
An arrow pierced his leg. It had been a lucky shot and the boy blamed himself for not being careful enough.
"Vulnera Sano." The wound regenerated. "Maybe you're right..." he said in a low voice with a sad tone. "I don't know what it means to have few Magic Circuits. I do not know. I have no idea. I'm privileged, I realize that. And so what? Do you think this justifies what you're doing? Do you think this justifies fighting to please a sadist?"
"I'm not fighting for him!"
"Yes you do!" Alessandro shouted. "You are doing it. You don't realize it, but you are doing it! I'm not asking you to fight Vergil, but to help me end this war!"
"End the war...?" Anna was silent for a while, she had two wide and amazed eyes. In a regretful voice she said, "End the war, huh? And how? How you want to do it? Will you snap your fingers and Vergil will disappear forever? Please... How many Masters are there in this war? Sixteen? If the four of us rebel we will have to face twelve! Do you think you can convince them all? Do you think you can convince twelve Masters to help you? You're naive..."
"Say what you want... I won't kill you anyway."
"Okay, it means I'll do it."
Alessandro prepared to use a Magecraft, but in that moment he felt his body weaken. He was losing a large amount of mana. He turned and saw Saber with a severe wound at her side, it almost looked like that part of her body had been eaten. The boy turned pale and saw Archer, standing, with a triumphant look.
"Saber!" Alessandro rescued the Servant immediately. "Saber, what happened?"
It was ω Archer who replied: "I hit her with my arrow. My skill is Regicide and it allows me to shoot arrows that are particularly lethal to rulers and men of power in general. Your Servant will die sooner than expected, it seems."
Anna Newton, hearing those words, decided to take advantage of it and used a Command Seal to strengthen the Servant.
"Kill α Saber!" Anna ordered.
"At your orders, Master!" Archer shot the arrow.
"Defendere!" The magical barrier appeared between the two Servants and blocked the attack. "You still have time to give up, Anna! Do not do it!" he yelled in despair.
"I'm sorry, but I'm not going to lose," she said coldly. "Archer do your job and take out those two."
The Heroic Spirit shot two arrows that broke the barrier erected by Alessandro; one of them hit the boy on the shoulder.
"Comrade!" Saber yelled in shock.
"Don't worry..." he said in a sore voice. "I am fine..."
"I have to use my Noble Phantasm—!"
"Stop!" Alessandro shouted. "If you do it, you will be putting your life at risk. Save the mana, Saber... you have to wait for the wound to regenerate completely..."
Archer then jumped back and nocked a single arrow. The man, with a victorious look, uttered these words in an epic tone:
"Your Servant will never be able to save her life, her fate is now sealed. It will be the storm that will mark the end of this battle!"
The man shot an arrow towards the sky. The roar of thunder shook the earth, shortly after it began to rain. Long electric arms fell forcefully from the sky and opened large craters in the ground. In that wild storm, ω Archer jumped over a bolt and plunged his bow into electricity.
"Kings will fall! The rulers will cry! The great monarchs will perish at the hands of my storm!"
The weapon was embraced by the electric current. Archer nocked an arrow that was shaped like a lightning bolt and exclaimed:
"Hjörungavágr (The Eternal Storm of War)!"
The man shot the arrow.

'Hjörungavágr' by BikoWolf


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[ITA] Capitolo 22 : Atlante

Alessandro pensò di scappare. Egli pensò sinceramente di girarsi ed abbandonare l’arena. Quando apprese da Vergil che l’unico modo per abbassare la barriera magica era uccidere il Master avversario, il suo corpo venne attraversato da freddi brividi di terrore e si sentì la testa pesante; per un attimo pensò di essere in un incubo.
Vergil traeva un piacere sadico dalla reazione di Alessandro. Era quello che voleva. Era quello che bramava e adesso desiderava osservare il ragazzo all’opera. Cosa avrebbe fatto? Cosa avrebbe deciso?
Alessandro alzò la testa e guardò quei due occhi maligni di Vergil. In quel preciso istante gli venne alla mente lo sguardo da psicopatica che veniva indossato da Yukiko Kumahira nella guerra precedente; erano identici. Il ragazzo immaginò di avvicinarsi a quella creatura per toglierli la maschera e scoprire che in realtà era Yukiko il suo nemico.
«Non cambiate mai, vero?» domandò Alessandro a Vergil. «Che cosa siete davvero? Voi Imitazioni... che cosa siete davvero? Siete mai stati umani, tanto per cominciare? Tutto questo è assurdo! Che razza di mostro pianificherebbe una guerra del genere?!»
«Non credi di essere ingiusto nei miei confronti? Se ci pensi... non siamo così differenti, io e te. Siamo più simili di quello che credi. Tu ed io, Alessandro, condividiamo il medesimo disprezzo per il mondo.»
«Sei un pazzo!» urlò. «Non osare paragonarmi a te!»
«Credi di essere migliore di me, non è così? Ma tu come definiresti questi ultimi mesi? Io so quello che hai fatto. Hai vissuto da eremita. Perché mai fare una cosa del genere? Perché isolarsi dal mondo in questo modo? Per amore dell’umanità? Non credo proprio. Tu, come me, hai capito che l’intera umanità è corrotta e per questa ragione hai deciso di rimanere da solo.»
«Ti sbagli. Tu non mi conosci affatto. Io ho viaggiato, sì... Ho vissuto questi mesi da eremita, sì... Ma non ho mai voltato le spalle all’umanità. Mai.»
«Non è furbo mentire ad uno che può leggere i tuoi pensieri. Credi che io non conosca il motivo che ti ha portato a rifiutare l’amore di Ina?»
Alessandro rimase un attimo intontito da quel colpo inaspettato. «L’ho fatto per lei—»
«Questo è quello che ti racconti, certo, ma è la verità? Lo hai “fatto per lei”? No, lo hai fatto per preservare te stesso... per mantenerti puro. Sai perfettamente che lei, come qualsiasi creatura umana, è imperfetta... impura... Gli umani fanno soffrire e tu non vuoi soffrire, non è così? Tu vuoi essere felice, Alessandro.»
«Stai zitto... Esci dalla mia testa...» borbottò pronto ad esplodere di rabbia.
«L’ira non ti salverà dalla verità, Alessandro. L’ira è soltanto l’oppio del momento. Ma quando essa smetterà di annebbiarti la vista, allora dovrai affrontare il fatto che non sei migliore di me... sei solo meno coraggioso.»
«Taci...»
«Vuoi che me ne vada? Lo farò. Ti lascerò alla tua battaglia, Alessandro, ma sappi che ti osserverò. Io voglio vedere il Vero Alessandro in azione. Non deludermi.»
Vergil scomparve.
La rabbia di Alessandro mutò in tristezza. Egli sapeva, in cuor suo, che Vergil aveva torto, eppure una parte di lui dubitava e stava già accettando il punto di vista di quel mostro. Era impossibile ignorare delle parole così penetranti; la voce di Vergil era in grado di mescolarsi con i pensieri di Alessandro e li contaminava come il petrolio che avvelena l’oceano.
Cesare notò immediatamente che il proprio Master non era lucido e immediatamente gli afferrò la spalla; lo tirò fuori dal mare velenoso che era nella sua testa e poi, guardandolo dritto negli occhi, disse lui:
«Devi essere forte, Commilitone. Avanza a testa alta, non lasciare che i dubbi offuschino la tua mente.»
Alessandro si tranquillizzò. Aveva bisogno di quelle parole. Il coraggio e la determinazione di Cesare pervasero l’animo del ragazzo.
«Hai ragione...» mormorò lui tirando un sospiro. «Ora non è il momento.»
«Questo è il momento di agire, Commilitone.»
Alessandro si girò per guardare Ina, quella ragazza tremava come una foglia e i suoi occhi si stavano già bagnando. Il ragazzo sospirò, strinse i pugni e si voltò verso le avversarie. Non aveva intenzione di ucciderle, ma non sapeva cosa fare; non aveva neanche uno straccio di piano. Solo una cosa era certa: Ina non doveva combattere.
«Una cosa per volta...» mormorò fra sé e sé.
Egli guardò Anna e poi Alisa, le studiò attentamente. Anna aveva cinquantadue Circuiti Magici, Alisa ne aveva settantasette, ma si capiva che era un omuncolo. Alessandro avrebbe potuto usare una magia per impedire ad Anna di canalizzare il mana — Adstringor Sacris — ma questo avrebbe significato combattere Alisa, la quale era immune ad una tale magia. Da come Anna si metteva davanti ad Alisa si poteva capire che il loro rapporto era simile a quello che Alessandro aveva con Ina. Anna, probabilmente, avrebbe sacrificato sé stessa pur di proteggere Alisa, anche se sotto l’effetto  di una magia potente come Adstringor Sacris.
Con questo primo ragionamento, Alessandro scelse di affrontare Anna; però poi guardò i Servant. Si ricordò che doveva anche valutare ad occhio gli Spiriti Eroici prima di decidere l’avversaria.
Entrambi avevano una faretra, capì subito che si trattava di due nemici di classe Archer. L’uomo con la barba lunga, ω Archer, aveva l’aria di essere un avversario temibile; anche la donna con le corna da mucca, α Archer, non sembrava una Servant debole. Alessandro si fidava delle capacità di Cesare, però voleva essere cauto. Voleva intagliarsi un bersaglio su misura delle sue frecce.
«Va bene» disse Alessandro facendo qualche passo in avanti. «Voglio proporti un accordo.» Si era rivolto ad Anna.
«Un accordo?» fece lei perplessa. «Di che si tratta?»
«Mi sembra ovvio che sia io che te vogliamo difendere delle persone a noi care. Io voglio proteggere Ina e tu vuoi proteggere la tua amica, quindi non ha senso coinvolgerle in questa battaglia. Io voglio un duello leale. Io contro di te. La mia Servant contro il tuo Servant. Nessun altro sarà coinvolto. Io non attaccherò la tua amica e tu non attaccherai la mia.»
Rimasero tutti scioccati.
Il Servant di Ina, α Rider, era già pronto a protestare, ma Cesare lo fermò e, con un cenno di testa, lo intimò di seguire il piano del ragazzo. Rider si quietò, ma senza rinunciare a quel forte sentimento di contrarietà.
Henry non diede troppo peso alla cosa. Capì subito quale sarebbe stato il suo ruolo e si mise davanti a Ina per impedirle di combattere.
«Stai facendo sul serio» disse Anna ad Alessandro. «Non ti capisco. Non ti rendi conto che prima o poi la tua amica dovrà combattere? Non potrai proteggerla per sempre.»
«Lo so che sto rimandando l’inevitabile, ma non mi importa. Finché sono qui... fintanto che sono al suo fianco... non la lascerò combattere. Costi quel che costi, la proteggerò fino alla fine.»
«Capisco...» fece lei come rassicurata dalla bontà di lui. «Non ti conosco, ma, se fai sul serio, allora non vedo perché dovrei tirarmi indietro. Mi prometti che non attaccherai Alisa?»
«Lo prometto. Tu prometti di non fare del male a Ina?»
«Lo prometto.» Fece una breve pausa. «Iniziamo—»
Alisa intervenne e si mise davanti all’amica. «Non posso lasciartelo fare, il magus che affronterai non è come tutti gli altri!» La sua voce era spaventata. «Pensaci, Anna! Lascia andare me, io posso combatterlo—!»
«Non ti devi preoccupare, ce la posso fare—»
«No, ti sbagli!» esclamò ad alta voce. «Non ce la puoi fare contro un nemico del genere! Lui è Alessandro Serpi, appartiene alla casata Serpi, una delle famiglie di magi più antiche al mondo, non è un magus nella media! Ascoltami, Anna, fa quello che ti dico e—»
«No, non lo farò» disse grave. «Tu hai già sofferto abbastanza, Alisa, non ti lascerò combattere contro di lui.»
«Anna...» Alisa aveva le lacrime agli occhi. «Non è necessario. Tu non devi fare questo per me, non ne vale la pena... Io... Io non merito questa gentilezza...»
«Smettila con queste assurdità» rimproverò con un sorriso rassicurante. «Io ti ho aiutata, ti ho accolta in casa mia e sono rimasta al tuo fianco. Perché dovrei smettere adesso? Tu sei l’unica cosa buona che mi rimane, Alisa, e non posso lasciarti combattere.»
La ragazza capì che non poteva più fare altro per persuadere l’amica. I sensi di colpa le comandavano di rimanere immobile e di non lasciarla passare, ma l’affetto e la gratitudine la convinsero ad accettare il nobile gesto di Anna senza aggiungere una parola.
Ad Alessandro gli si stringeva il cuore alla vista di quella scena, ma raccolse tutto il coraggio che aveva in corpo per avanzare verso il centro dell’arena. Non aveva intenzione di uccidere Anna, il suo scopo era quello di sconfiggerla e costringerla alla resa; il resto lo avrebbe pianificato dopo.
Anna avanzò verso il nemico.
I due si fermarono a circa tre metri l’uno dall’altra.
«Mi dispiace aver incontrato una così brava persona in un momento come questo» mormorò Anna con una punta di rammarico.
«Anche a me» replicò lui forzando un sorriso.
Il duello iniziò.
«Adversarium Ferio!» esclamò Alessandro schioccando le dita.
La spinta magica travolse Anna, la quale, una volta rialzata, evocò un arco magico e rispose con velocità. Le frecce magiche vennero deviate dalla lama dello Spirito Eroico di Alessandro.
I due Servant, α Saber e ω Archer, avviarono una battaglia dal ritmo lento caratterizzato da mosse semplici, non decisive, fatte apposta per studiare l’avversario. I due Spiriti Eroici erano, almeno all’inizio di questo duello, alla pari. Gli attacchi sferrati da entrambi le parti erano privi di particolari emozioni, per entrambi i Servant quella battaglia era solo lavoro.
Nel corso del duello, Saber si accorse che la sua abilità — Storico e Condottiero — era inutile contro quell’avversario; ω Archer non veniva da una regione che lei conosceva o in cui lei aveva combattuto quand’era in vita. La ragazza mascherò la sua preoccupazione e cercò di non esporsi troppo in modo da non rendere palese il suo svantaggio.
La tattica fallì.
Archer, parato il colpo di Saber con l’uso del suo arco, contrattaccò senza scoccare alcuna freccia. L’arma dell’uomo era munita di una lama curvilinea e fu questa a ferire Saber al braccio. Si trattava una ferita superficiale, ovviamente, ma nessuna spadaccina si sarebbe mai lasciata colpire da un attacco del genere.
«Interessante...» mormorò Archer.
La battaglia cambiò musica e Saber fu costretta a rimanere sulla difensiva. La ragazza si muoveva costantemente, deviava le frecce e schivava i colpi, ma i suoi movimenti non erano precisi e spesso rischiava di farsi davvero male; ω Archer se ne stava rendendo conto e la sua offensiva si fece più aggressiva.
«Che cosa succede, α Saber? Non riesci a tenere il passo?»
«Non ti preoccupare, è solo un piccolo problema... riuscirò ad ucciderti, ω Archer.»
«Credi davvero di esserne capace? Ti muovi come una pecora con tre zampe, non sei per nulla una minaccia per me.»
«Una ‘pecora con tre zampe’... sei davvero sfacciato, Archer.»
Saber riuscì, come per miracolo, a trovare un’apertura e, rapidamente, fece un balzo verso il nemico. La lama della ragazza ferì Archer, ma solo superficialmente. L’uomo guadagnò una notevole distanza dall’avversaria.
«Un colpo fortunato...» fece lui.
«Forse la mia fortuna può superare la tua abilità con l’arco, Archer. Però ti faccio i complimenti, si capisce che sei un guerriero forte. Mi ricordi i valorosi soldati di Ariovisto... quelli che io ho ucciso, intendo dire.»
«Hai un atteggiamento sprezzante, ma non riuscirai mai a sconfiggermi» esclamò con una voce solenne. «Nelle mie vene scorre il sangue dei più grandi eroi del nord. Non ho paura di alcun nemico e nessun guerriero può vincermi.»
«Non sei un re, vero?» domandò lei alzando un sopracciglio.
«Hai ragione, ma questo non significa niente—»
«Intendevo dire che si capisce che non sei un monarca. Hai lo sguardo di uno che non ha mai assaggiato il vero potere.»
«E che sguardo sarebbe...?»
«Uno onesto.»
«Accetto il complimento...» Archer scoccò immediatamente la freccia.
Saber mosse la spada velocemente e riuscì a fermare l’attacco. «Che bastardo! Beccati questo!» La ragazza appoggiò la mano per terra, dei Circuiti Magici apparvero sul corpo di lei. «Scorpio
Un pezzo d’artiglieria dell’Antica Roma si costruì da solo affianco alla ragazza. Un grosso dardo venne sparato in automatico; Archer schivò perfettamente e scoccò due frecce che bloccarono il meccanismo dell’arma. Saber vide l’uomo correrle addosso e si preparò all’attacco.
«Sei mia!» urlò lui.
L’uomo scoccò tre frecce, una dopo l’altra, ma Saber fu in grado di deviarle con l’uso della lama. La ragazza attaccò, pensando di avere l’avversario in pugno; partì una quarta freccia.

La differenza fra Alessandro Serpi e Anna Newton era evidente. La ragazza non era riuscita a ferirlo e stava già ansimando dalla stanchezza, il ragazzo, invece, era nel pieno delle sue forze e non mostrava neanche un segno di cedimento. Le frecce magiche di Anna, per quanto pericolose potessero essere, non erano in grado di perforare lo scudo magico dell’avversario.
«Adversarium Ferio
Anna volò a terra per la sesta volta in quella battaglia. La ragazza si rialzò con difficoltà e realizzò di essere ad un passo dalla sconfitta.
«Io non ti ucciderò» disse lui. «Non ti ucciderò perché non sono qui per questo. Io ti sconfiggerò e troverò un modo per uscire da questo posto.»
«Sei un ingenuo... non hai sentito quello che ha detto Vergil? Solo il sangue di un Master può abbassare la barriera magica che ci circonda.»
«E tu ci credi? E a cos’altro credi? Magari speri che ci sia un premio ad attenderci alla fine di tutto questo? Io ti dico che è tutta una fregatura! Vergil sta giocando con noi, vuole costringerci ad ucciderci a vicenda. Se noi lo facciamo... se noi ci comportiamo come delle pedine nella sua fottuta scacchiera, allora metteremo a rischio l’intera umanità. Credimi, so quello che sto dicendo—»
«Scommetto che sia facile per te prendere questa posizione, dopotutto tu sei un magus potente. Parli come se tutti noi fossimo al tuo stesso livello, ma noi non possiamo competere contro Vergil e non possiamo scappare da qui con uno schiocco di dita... siamo stati costretti a combattere e combattiamo. Tu... sei solo un magus privilegiato che si lamenta delle scelte di quelli meno fortunati. Non siamo tutti figli di magi, sai?»
«Se credi che la mia vita sia stata facile, ti sbagli. Tu non mi conosci, non sai niente di me—»
«Non ha importanza, questo non cambia che tu hai il lusso di opporti a Vergil, noi no.»
«Credi che io mi stia divertendo? Credi davvero che per me sia tutto più semplice solo perché sono più forte di te? Sì, possiedo più Circuiti Magici e conosco magie superiori alle tue, ma questo non significa niente!» esclamò Alessandro.
«Significa che non puoi capire quelli come me.» La ragazza scoccò delle frecce magiche.
«Defendere!» La barriera magica salvò Alessandro. «Non ho bisogno di capire ‘quelli come te’ per avere ragione. Tu sai perfettamente che Vergil sta pianificando qualcosa di losco!»
«Non ti rendi conto che non abbiamo altra scelta?» domandò lei turbata. «Guarda in che situazione siamo! Guarda la barriera intorno a noi e domandati se davvero abbiamo la facoltà di decidere! Si capisce che sei troppo potente per comprendere come ci si sente a non avere potere.»
Una freccia trafisse la gamba di lui. Si era trattato di un colpo fortunato e il ragazzo si rimproverò di non essere stato abbastanza attento.
«Vulnera Sano.» La ferita si rigenerò. «Forse hai ragione...» disse a bassa voce con un tono rattristito. «Io non so cosa significa avere pochi Circuiti Magici. Non lo so. Non ne ho idea. Sono un privilegiato, me ne rendo conto. E con ciò? Credi che questo giustifichi quello che stai facendo? Credi che questo giustifichi il combattere per compiacere un sadico?»
«Non sto combattendo per lui!»
«Invece sì!» urlò Alessandro. «Lo stai facendo. Non te ne rendi conto, ma lo stai facendo! Non ti sto chiedendo di combattere Vergil, ma di aiutarmi a porre fine a questa guerra!»
«Porre fine alla guerra...?» Anna rimase in silenzio per un po’, aveva due occhi larghi e stupefatti. Con una voce rammaricata disse: «Porre fine alla guerra, eh? E come? Come vuoi fare? Schioccherai le dita e Vergil scomparirà per sempre? Ti prego! Quanti Master ci sono in questa guerra? Sedici? Se noi quattro ci ribelliamo dovremo affrontarne dodici! Credi di riuscire a convincerli tutti? Credi di poter convincere dodici Master ad aiutarti? Sei un ingenuo...»
«Dì quello che vuoi... io comunque non ti ucciderò.»
«Va bene, vuol dire che lo farò io.»
Alessandro si preparò ad usare una magia, ma in quel momento sentì il suo corpo indebolirsi. Stava perdendo una larga quantità di mana. Si girò e vide Saber con una grave ferita al fianco, sembrava quasi che quella parte del corpo fosse stata mangiata. Il ragazzo impallidì e vide Archer, in piedi, con uno sguardo trionfale.
«Saber!» Alessandro soccorse la Servant immediatamente. «Saber, che cos’è successo?»
Fu ω Archer a rispondere: «L’ho colpita con la mia freccia. La mia abilità è Regicida e mi permette di scoccare frecce particolarmente letali per i sovrani e gli uomini di potere in generale. La tua Servant morirà prima del previsto, a quanto pare.»
Anna Newton, sentendo quelle parole, decise di approfittarne e usò un Sigillo del Comando per potenziare il Servant.
«Uccidi α Saber!» ordinò Anna.
«Agli ordini, Master!» Archer scoccò la freccia.
«Defendere!» La barriera magica si inserì fra i due Servant e bloccò l’attacco. «Sei ancora in tempo per rinunciare, Anna! Non farlo!» urlò lui disperato.
«Mi dispiace, ma non ho intenzione di perdere» asserì lei con freddezza. «Archer fai il tuo lavoro ed elimina quei due.»
Lo Spirito Eroico scoccò due frecce che ruppero la barriera eretta da Alessandro; una delle due colpì la spalla del ragazzo.
«Commilitone!» urlò Saber scioccata.
«Non ti preoccupare...» disse con una voce dolorante. «Sto bene...»
«Devo usare il mio Noble Phantasm—!»
«Ferma!» urlò Alessandro. «Se lo farai metterai a rischio la tua vita. Conserva il mana, Saber... devi aspettare che la ferita si rigeneri del tutto...»
Archer, allora, fece un salto indietro e incoccò una singola freccia. L’uomo, con uno sguardo vittorioso, proferì queste parole con un tono epico:
«La tua Servant non riuscirà mai ad avere salva la vita, ormai il suo destino è segnato. Sarà la tempesta a sancire la fine di questa battaglia!»
L’uomo scoccò una freccia verso il cielo. Si sentì il ruggito di un tuono che fece tremare la terra, poco dopo iniziò a piovere. Lunghe braccia elettriche cadevano dal cielo con forza e aprivano grossi crateri sul terreno. In quella selvaggia tempesta, ω Archer, saltò sopra una saetta e immerse il proprio arco nell’elettricità.
«I re cadranno! I sovrani piangeranno! I grandi monarchi periranno per mano della mia tempesta!»
L’arma era abbracciata dalla corrente elettrica. Archer incoccò una freccia che aveva la forma di un fulmine ed esclamò:
«Hjörungavágr (La Tempesta Eterna della Guerra)!»
L’uomo scoccò la freccia.
 
'Hjörungavágr' di BikoWolf

 
Adoro Archer. Modestamente credo che sia uno dei Servant migliori che io abbia mai pensato. 😍 Comunque sia, se volete leggere la storia completa di Fate/Yggdrasil potete cliccare qui per poter scaricare il PDF gratuitamente.